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Frazione di NOCCO

immagine ingrandita Frazione di Nocco - Vista Panoramica (apre in nuova finestra) Piccola frazione del comune, Nocco sorge quasi alla sommità di un piccolo colle verde di boschi e di prati.
Il nome viene fatto derivare un po' fantasiosamente dall'albero delle nocciole, forse un tempo più diffuse e coltivate.
La storia di Nocco è una storia di fatiche e di stenti per sopravvivere.
Il suo territorio si estende sino alla valle dello Scoccia o Erno, comprende la collina morenica della Scincina e la valle dell'Agogna.
Una lunga striscia di terra, dunque, per sfruttare pascoli, boschi, sorgenti che eran poi l'unica ricchezza di un tempo.
L'attività prevalente era quella dell'ombrellaio; presso il bivio fuori paese infatti è stata posta una colonna di granito, con targa in memoria di questi ambulanti o "Lusciat".
Lo spopolamento dei paesi collinari fu tuttavia costante e inesorabile, e interrotto soltanto dall'avvento del turismo di massa e dal fenomeno della seconda casa.
Nel 1958 la "Famiglia Nocchese" distribuì diverse Madonnine di terracotta che ornano le vecchie case, anch'esse ormai ammodernate per offrire quei confort oggi necessari sia per la qualità della vita, sia per il notabile incremento delle persone anziane.


Frazione di VEZZO

immagine ingrandita Frazione di Vezzo - Il Castello (apre in nuova finestra) Altra frazione dal 1928, Vezzo viene ritenuto di origine Romana, se non Gallica.
Il paese ebbe famiglie di un certo rilievo, con ecclesiastici, notai e funzionari pubblici:Visconti, Calandra, De Antonis. Ad una di queste è verosimilmente da assegnare il palazzotto cinquecentesco noto come il Castello.
Il punto più caratteristico del paese è la piazzetta centrale o Piazza Caduti dove, ai piedi della scalinata in granito rosa che sale alla parrocchiale, si trova un centenario ippocastano circondato da un anello in sarizzo, già vera di pozzo.
Scendendo invece da piazza Caduti in via Cavallotti, e superata la circonvallazione, si trova il citato Castello. A destra un viottolo porta al Centro Sportivo e al cimitero con l'ormai abbandonata Chiesa della Crocetta.
Il posto è suggestivo, e lo sguardo spazia fino dal Mottarone alla dorsale di colli che scende a levante fino al poggio di Nocco, alto sopra la valle della Grisana.
Il vicino albergo Panorama, attualmente in fase di trasformazione, ospitò Toscanini col suo allievo Cantelli e, a più riprese, il regista scrittore Mario Soldati il quale raccolse le memorie dei suoi soggiorni Vezzesi nel volume "La messa del Villeggiante"



Leggende Vezzesi

"Il Cappello appeso al chiodo"
A Vezzo,secondo la tradizione,si narra che quando un giovane voleva fare dichiarazione d'amore ad una ragazza,e per timidezza non aveva il coraggio,si recava a casa della ragazza che desiderava sposare con un pretesto qualunque:comprare una mucca,una pecora o semplicemente un pollo,o un sacco di segale o di mais.
Entrando a casa appendeva il suo cappello,o all'attaccapanni se quello esisteva,o semplicemente ad un chiodo fisso nel muro.
In casa di contadini un chiodo non mancava mai.
Dopo aver stabilito il prezzo,il giovane riprendeva la strada di casa con l'intento di riferire ai parenti la spesa da affrontare e quindi sarebbe tornato per il pagamento e per il ritiro della merce trattata.
Dopo qualche giorno il giovane,pieno di speranza,vi ritornava.
Se l'attaccapanni il chiodo erano liberi,poteva riappendere il cappello,allora tutto era risolto per il meglio:la ragazza era disposta ad accettare l'avance e sarebbe diventata sua moglie,se al contrario sull'attaccapanni o sul chiodo era stato posto un indumento qualsiasi,significava che la ragazza aveva già scelto e non intendeva impegnarsi.
Al giovane umiliato non restava che completare l'acquisto della merce e ritornare sui suoi passi.

"Il matrimonio sotto l'albero della libertà"
Contrarre matrimonio a Vezzo sotto l'albero della libertà era comodo e facile.
Nella piazza del paese esisteva a memoria d'uomo,ed esiste tutt'ora un sedile di pietra a forma di corona circolare,posto intorno a un rigoglioso ippocastano centenario.
Ancora oggi nelle serate estive,quel sedile è meta di ritrovo degli uomini del paese,per scambiare quattro chiacchere o per trattare problemi di comune interesse.
Accadeva che quando due giovani volevano unirsi in matrimonio si dessero appuntamento in questo luogo,dove il sindaco saliva sul sedile di pietra e ordinava di fare tre giri intorno all'albero,da sinistra a destra,mentre scandiva il passo battendo le mani e gli invitati facevano corona in giro applaudendo.
In tal modo il matrimonio era valido.
Se accadeva che fra due sposi non regnasse il buon accordo(Così vuole la leggenda),essi si recavano sulla piazza del paese,di comune accordo,facevano il giro contrario attorno al sedile di pietra,cioè da destra a sinistra e poi ognuno poteva andare per i fatti suoi senza più alcun impegno.

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